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Caffè

  • Uscita:
  • Durata: 112min.
  • Regia: Cristiano Bortone
  • Cast: Ennio Fantastichini, Dario Aita, Miriam Dalmazio, Hichem Yacoubi, Guo Xiaodong, Michael Schermi, Qi Xi, Arne De Tremerie, Babak Karimi, Koen de Bouw, Tan Zhuo, Zhang Yuqi, Lu Fang-Sheng, Tongsheng Han, Sarah Yimo Li
  • Prodotto nel: 2016 da CRISTIANO BORTONE, BART VAN LANGENDONCK, GONGMING CAI, NATACHA DEVILLERS PER ORISA PRODUZIONI, SAVAGE FILM, ROAD PICTURES, CHINA BLUE, CON RAI CINEMA
  • Distribuito da: OFFICINE UBU
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TRAMA

Attraverso il filo conduttore di un prodotto universale ed evocativo come il caffè, il film racconta tre storie di oggi, ambientate in tre parti del mondo molto lontane tra di loro, ma emozionalmente molto vicine. In Belgio, Hamed, fuggito dall'Iraq alla ricerca di una vita migliore, è il proprietario di un piccolo banco dei pegni. Durante una violenta manifestazione di protesta il suo negozio viene assaltato e un'antica caffetteria d'argento a cui era legato da generazioni viene rubata. L'uomo scopre l'identità del ladro e, andando contro la sua indole pacifica, cerca di farsi giustizia da solo, ma le cose non andranno come previsto. Il protagonista della storia italiana è Renzo, un giovane sommelier del caffè che lavora sottopagato in un bar di paese. Quando la sua fidanzata Gaia scopre di essere incinta, Renzo finisce per farsi coinvolgere in una rapina ad una torrefazione che prenderà una piega inaspettata. Dall'altra parte del mondo, nel cuore della Cina, Fei è un giovane manager di successo che sta per sposarsi con la figlia del suo capo, un magnate dell'industria chimica. Tutto procede in modo perfetto, finché non gli viene chiesto di occuparsi di un grave incidente negli impianti dello Yunnan, regione dalla quale proviene Fei e patria della produzione del caffè. In un paesaggio straordinario una misteriosa artista lo costringerà a fare i conti con i valori della vita. Un intreccio struggente, una risoluzione finale e un messaggio di speranza: con le sue tre storie, Caffè racchiude i profumi e le fragilità della società attraverso una profonda riflessione sul mondo contemporaneo.

Dalla critica

  • Il Messaggero

    Nel 1966 Jean-Luc Godard trovò il cosmo in una tazzina di caffè. Il cucchiaino girava e nel liquido scuro apparivano nubi, stelle, galassie, mentre la voce fuori campo sussurrava parole d'amore e di filosofia. Il film era 'Due o tre cose che so di lei' e quella della tazzina è una delle scene più famose della storia del cinema. Cinquant'anni dopo l'italiano Cristiano Bortone ha fatto l'inverso. Ha preso il mondo di oggi con tutte le sue emergenze, crisi, inquinamento, migrazioni, globalizzazione, e lo ha messo dentro una tazzina. In un film fatto di tre storie parallele legate da un solo elemento che si intitola appunto 'Caffè' (...). Dettaglio chiave: girato tra Cina, Belgio e Italia, Caffè è anche la prima coproduzione ufficiale tra Italia e Cina. E secondo il suo autore (e produttore) dovrebbe fare da rompighiaccio nelle relazioni cinematografiche tra il nostro paese e Pechino, sempre più affamata di storie e modelli di racconto, per alimentare un mercato in crescita tumultuosa ma ancora molto diffidente nei confronti di tutto ciò che viene da fuori.

  • La Repubblica

    La personalità di Cristiano Bortone si esprime dando corpo a un'idea genuinamente globale del cinema che il filmaker romano quarantottenne pratica da tempo. Rendendo convincente, attraverso i percorsi di perdizione e di riscatto dei tre protagonisti, un filo che sulle prime appare pretestuoso.

  • Nazione-Carlino-Giorno

    Tra qualche salto di motivazione dei personaggi e una evoluzione un po' meccanica 'alla Kieslowski', Bortone (fu toccante 'Rosso come il cielo') cerca una quadratura difficile: intento ambientalista, associazione di destini, rime globaliste. Forse la sceneggiatura andava rielaborata. Cast appassionato, ma a volte sopra le righe. Opera onesta.

  • Il Giornale

    Originale dramma in tre episodi, che hanno in comune, oltre al caffè del titolo, una malinconia pronta a trasformarsi in angoscia. (...) Peccato solo per qualche superfluo abuso di violenza.

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