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Ben-Hur

  • Uscita:
  • Durata: 125min.
  • Regia: Timur Bekmambetov
  • Cast: Jack Huston, Morgan Freeman, Toby Kebbell, Rodrigo Santoro, Nazanin Boniadi, Ayelet Zurer, Moises Arias, Sofia Black-D'Elia, Pilou Asbæk, David Walmsley, Haluk Bilginer, Marwan Kenzari, Denise Tantucci, Julian Kostov, Gabriel Farnese, Alessandro Giuggioli, Jay Natelle, Jarreth J. Merz, Yasen Atour
  • Prodotto nel: 2016 da SEAN DANIEL COMPANY, METRO-GOLDWYN-MAYER (MGM), PARAMOUNT PICTURES
  • Distribuito da: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Tratto da: romanzo "Ben Hur. A tale of Christ" (1880) di Lew Wallace
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Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

L'epica vicenda di Giuda Ben-Hur, un giovane dalle nobili origini che viene falsamente accusato di tradimento dal proprio fratello adottivo, Messala, ufficiale dell'esercito Romano. Privato del titolo, separato dalla famiglia e da Esther, la donna che ama, Giuda è costretto in schiavitù. Dopo anni passati per mare, farà ritorno alla propria terra d'origine per cercare vendetta; trovando, invece, la salvezza.

Dalla critica

  • Corriere della Sera

    Sesta versione del kolossal epico biblico dal romanzo di Lew Wallace (...) promette sangue, croci, bighe, antichità. Li avrete, ma tutto è così programmato , glamour, esteriore che non sono previste emozioni. Nonostante il digitale, la gara delle bighe è efficace, così la battaglia navale. Ma il problema dei remake è: cosa va fuori sincrono col Tempo, noi o loro? Tutti e due? (...) oggi ciò che nuoce davvero è l'inadeguatezza dei due attori piacioni, una gara di inespressività.

  • La Repubblica

    (...) 'refresh' diretto da Timur Bekmambetov, russo totalmente convertito all'estetica hollywoodiana. (...) il kolossal non è poi brutto come lo si dipinge; però, nell'anno dei remake, subisce una sorte analoga a quella dei 'Magnifici 7': contiene belle sequenze dinamiche (la corsa dei carri, s'intende) ma nel complesso delude. Soprattutto, subiscono un forte impoverimento i personaggi principali: alla virilità dolente di Charlton Heston subentra un machismo di conio più recente, mutuato da serie televisive come 'Spartacus'. Comprovando che ogni remake, anche in costume, rappresenta soprattutto la propria epoca.

  • La Stampa

    Il kolossal diretto da Timur Bekmambetov non è abbastanza sofisticato nella computer graphic ed è scritto in modo scriteriato: il tutto a detrimento di interpreti come il carismatico Morgan Freeman, e Jack Huston le cui qualità attoriali speriamo di veder evidenziate in una prossima occasione.

  • Il Mattino

    Nonostante sia facile immaginare che la stessa scarsa considerazione nei confronti del kolossal sia stata espressa dai recensori dei principali prototipi (1926 e 1959), si può dire che l'ultimo «Ben Hur faccia rimpiangere il kitsch spudorato e fiammeggiante dei Ramon Novarro e i Charlton Heston. Non c'è niente di pregiudiziale, ovviamente, contro il regista kazako Bekmambetov, la cui dedizione agli effetti in computergrafica è in sintonia con i tempi, ma il peso di una sceneggiatura grossolana lo ha costretto a sprofondare in una sfilza d'irritanti travisamenti, soluzioni pedestri e cantonate non più protette dal gusto naif originario. (...) Peccato (...) che il montaggio risulti frastornante, le chiacchiere tengano spesso in scacco l'azione, le incarnazioni (Morgan Freeman a parte) siano di un'insipidezza unica e gli aggiornamenti in forma di precetti etico-politico-religiosi sembrino estratti da un talk show di quart'ordine.

  • Il Fatto Quotidiano

    (...) un disastro, forse il più clamoroso nell'improvvida estate 2016 dei blockbuster americani: 'Ben Hur' ('Ben-Hur' Oltreoceano) s'è ritagliato il suo posto al sole, nel senso che al buio in sala l'hanno ritrovato in pochi, pochissimi. E coraggiosi: non funziona quasi nulla, anzi, nulla, e il dispiacere è anche patrio, perché l'han girato tra Roma (Cinecittà), Gravina di Puglia e, soprattutto, Matera, dove tra i Sassi è stata ricostruita Gerusalemme. Senza scomodare il Pasolini del 'Vangelo secondo Matteo', il confronto in location è già proibitivo con 'The Passion' di Mel Gibson, altroché. Alla regia Timur Bekmambetov, 55enne regista russo-kazako dall'occhio fino e il palato finissimo: per dirne uno, vanta in curriculum 'Abraham Lincoln: Vampire Hunter'. A lui, per l'interposta penna degli sceneggiatori Keith R. Clarke e John Ridley, onori e oneri di rifare sul grande schermo l'iconico, mitico 'Ben Hur' diretto da William Wyler e interpretato da Charlton Heston nel 1959, che fece incetta di statuette,11, agli Academy Awards e prese stabile residenza nell'immaginario collettivo. Nella tragicomica carenza di idee originali e palle solide, l'Hollywood contemporanea è tutta presa a riesumare i capolavori o, più modestamente, i campioni d'incassi del passato: 'ça va sans dire', il più delle volte si configura il vilipendio di cadavere. Ben Hur è cadavere eccellente: gli effetti speciali, la computer grafica (CGI) non fanno solo da punteggiatura, ma da racconto e - facciamoci del male! - pure storia. Non c'è altro, e pensare di affidare a pixel e algoritmi, e solo a questi, una nuova epica è sconsiderato: 'Ben Hur' è un film babbeo, con il 3D per ammennicolo e le vestigia wyler-hes toniane per memento mori. Eppure, come non tradurre quella leggenda cinematografica, desunta dal romanzo di Lew Wallace, a uso e consumo dei Millennials? (...) Giuda inciampa sul Cristo e la rivincita lascia spazio alla redenzione, con un finale familiar-fideistico da far cadere la tazzina di mano ai Tea Party. Tutto il resto è peggio: Huston non è Heston, nemmeno il Russell Crowe del 'Gladiatore', e carisma non sa nemmeno come si pronuncia; la tensione omoerotica che fu tra il Giuda di Heston e il Messala di Stephen Boyd trascolora a pulsione bimbo-minkia, un giochetto di allusioni tra ragazzetti pieni di vitamine ma carenti di fosforo; l'epica si riduce a ippica; l'aura religiosa dell'originale a proselitismo spiccio e posticcio. Eppure, vogliamo essere ottimisti: non tutto il male vien per nuocere, se questo imbelle remake servirà a far venire ai Millennials nostalgia per quell'irreplicabile, inimitabile 'Ben Hur'.

  • Il Manifesto

    Chissà se Lew Wallace, autore del romanzo 'Ben-Hur. A Tale of the Christ', avrebbe un giorno immaginato un adattamento così poco cristologico del suo libro. Timur Bekmambetov riduce al minimo sindacale la presenza di Gesù Cristo, limitandosi a un «volemose bene» ecumenico che ha il sapore di un contentino concesso un po' obtorto collo a un pubblico che probabilmente immagina ancora Charlton Heston a passeggio per la Palestina. Bekmambetov (...) nonostante una lavorazione a dir poco complessa, da stakanovista, firma un film discutibile, probabilmente il meno convincente di una filmografia curiosa, dichiaratamente «coatta», ma animata, a tratti, da barlumi di autentica follia (la saga dei 'Guardiani della notte', un Abramo Lincoln in veste di cacciatore di vampiri). (...) Con il suo non stile monumentale ed eccessivo, Bekmambetov ottiene (...) il risultato di firmare un «brutto» film sì, ma divertente e scemo quanto basta.

  • Libero

    Piacerà probabilmente al pubblico dei giovanissimi. Lungi dall'impersonare (come da romanzo) gli emblemi dello scontro tra due mondi, Messala e Ben Hur sono due ragazzotti muscolari interessati più che alla politica agli sport estremi. Questo 'Ben-Hur' non ha e non vuole avere nessuna statura epica, i conflitti sono alla 'Fast and Furious'. L'importante è la corsa, la vendetta (comprensibile dopo cinque anni al remo) passa in secondo piano e nelle ultime scene è bellamente accantonata. Certo, la corsa è il clou della vicenda, oggi come 50 e passa anni fa. Non può non esserlo. Se il film del 1950 fece epoca, fu per quel quarto d'ora di carosello, al quale mise mano dicono anche un ventottenne aiuto regista chiamato Sergio Leone. Il nuovo derby non delude, questo no (le riprese sono splendide, la suspense non molla, i cascatori fanno meraviglie e quando non lo fanno provvede il digitale).

  • Il Giornale

    (...) inutile rifacimento del celebre kolossal da undici Oscar. (...) Nella storia, buia e lentissima (...) si salva la corsa delle bighe, anche se non vale quella del '59. Non certo i due grigi protagonisti, né, tanto meno, Morgan Freeman con treccine, involontaria parodia di Bob Marley.

  • Il Messaggero

    Huston, nipote di quel John regista di capolavori come 'Il tesoro della Sierra Madre' (1948) e 'Giungla d'asfalto' (1950), è incapace di essere Heston, o anche solo il Russell Crowe de 'II gladiatore' (2000). Il suo Ben-Hur è un dandy, magrolino, metrosexual per di più antipaticissimo. Freeman è il solito mentore arrogante degli ultimi anni (vuoi mettere con il comicissimo Hugh Griffith, premio Oscar nel 1959?), mentre nessun personaggio femminile riesce ad essere altro se non una querula donna in difficoltà. E le bighe? Nella versione del '59 sentivi tutto di quella gara mortale. La polvere, il caldo e la tensione. Oggi è difficile distinguere qualcosa di vagamente concreto, o emotivamente viscerale, in mezzo a un tripudio di effetti speciali al computer di rara bruttezza, cacofonia e contraddizione (per come finisce in modo roboante e truculento la gara, di Ben-Hur non dovrebbero restare che dei pezzettini sulla pista dell'arena). Rimane l'idea di fondo che il perdono vinca sull'odio vendicativo grazie agli insegnamenti di un Gesù Cristo capace di convincere l'eroe in soli tre minuti di presenza scenica. Girato tra Matera, Puglia, California e, ancora una volta, Cinecittà, la pellicola è già ora la versione più flop delle quattro tratte da Wallace. (...) 'Ben-Hur' 2016? Male. Anzi, malissimo.

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